Una delle attività del Movimento Culturale Giovanile Julia Carnica è la promozione di un bandiera che sia rappresentativa della Carnia. Il primo dei modi per per farlo è stato adottare un logo che al suo interno contenesse questa bandiera. Già altre realtà carniche hanno scelto un simbolo o un vessillo per rappresentare il proprio impegno nell'ambito di attività specifiche, così ad esempio il Comitato per la Provincia della Carnia (che decise a suo tempo di non adottare l'idea di bandiera da noi invece successivamente accolta) ha adottato uno stemma molto simile a quello della Comunità Montana ma semplificato e con colori differenti. Fin dall'inizio come giovani abbiamo optato per una scelta diversa e sicuramente più temeraria innanzittutto per il fatto che lo stemma del nostro Movimento già contiene il vessillo della Carnia che promuoviamo, in secondo luogo perchè rivendichiamo il diritto (in quanto futuro della Carnia) della scelta di un simbolo veramente significativo, storicamente fondato e araldicamente corretto, che sia espressivo soprattutto di valori.

Una bandiera, nell'età postmoderna in cui viviamo, assume significati probabilmente diversi rispetto al passato. Certamente c'è una grande differenza tra una bandiera - o prima ancora - uno stemma istituzionale e una bandiera che non è di alcuna istituzione ma piuttosto viene riconosciuta dalla collettività come rappresentativa di qualcosa di comune. Il tal senso si può dire che lo stemma sopravvive e viene utilizzato quando riesce a stimolare nelle persone qualche sentimento condiviso. Nel caso della bandiera del Friuli (la Patria del Friuli, ossia una realtà che non corrisponde ad alcuna istituzione) lo stemma è rappresentato dall'aquila dorata in campo azzurro del Patriarca di Aquileja Bertrando; essa ha il pregio di coagulare un certo senso di appartenenza di un popolo che abita un territorio i cui confini non coincidono con quelli provinciali e non si estendono fino a comprendere l'intera Regione Friuli Venezia Giulia. Il richiamo ad Aquileja e dunque al fondamento romano-cristiano della civiltà friulana è ben presente anche in questo stemma, tuttavia pare che attualmente il senso di appartenenza dei friulani vada oltre ragionamenti storicistici o di altro tipo nei confronti di questo vessillo.

Come vale il discorso per il Friuli, o meglio per il Friuli Storico, che ha tutto l'interesse a vedere riconosciuta la sua particolarità di "nazione" attorno ad un progetto che prima di tutto è culturale, così a maggior ragione la Carnia non solo ha il medesimo interesse e diritto, ma ne ha anche titolo. Di conseguenza lo studio di una bandiera comune può essere un momento creativo importante per rafforzare l'idea di popolo carnico da considerarsi come specificazione del popolo friulano, nel quale ritrovare le radici della friulanità, al quale dare la giusta autonomia all'interno del Friuli perchè possa concorrere a rendere più importante il Friuli stesso (del quale fa innegabilmente parte). La bandiera della Carnia è stata realizzata, almeno nella sua prima veste grafica, su indicazioni del prof. Giovanni Canciani sulla base di studi approfonditi sia in campo storico che in campo araldico. Non esiste ad oggi vessillo storico per la Carnia che sia altrettanto completo e significativo. E' naturalmente importantissimo comprendere il significato di ogni singolo elemento della bandiera.

L'aquila è per antonomasia la regina delle montagne, nello specifico però l'aquila nera in campo oro coronata d'oro, rostrata, linguata e armata di rosso è quella dei Sobeslav di Moravia. Ricorda il patriarca Giovanni il quale nel 1392 diede forma stabile all'autonomia della Carnia eleggendo Tolmezzo a suo "capo e matrice". Nell'aquila troviamo il collegamento con i patriarchi di Aquileja e la relazione tra le Carnia e la città capoluogo di Tolmezzo. Il cartiglio in basso reca il motto "Aquila Clangit" (l'aquila stride, grida) voluto per ricordare ai carnici, e soprattutto ai giovani, l'importanza di sapersi unire per alzare la voce e salvaguardare la nostra terra, la nostra gente, le nostre tradizioni e le nostre risorse. Lo scudo ovale accollato all'aquila presenta tre elementi. Lo spaccato rosso porta il monogramma di Jacopo Linussio, grande imprenditore carnico. Non vuole essere una divinizzazione del personaggio Linussio: è piuttosto un richiamo all'idea di impresa sviluppatasi in loco e un 'invito a pensare a forme adeguate di imprenditorialià per la Carnia quali strumenti di sviluppo reale e duraturo. Lo spaccato azzurro raffigura il leone di S.Marco e ha duplice significato: rivela la matrice veneta dell'arte e della tecnica del sei-settecento sottolineando un passaggio fondamentale nella storia della Carnia verso lo sviluppo culturale ed artistico; richiama peraltro l'attenzione sulla origine marciana della fede cristiana della Julia Carnica (le recenti scoperte archeologiche ad Illegio dimostrano la presenza delle chiese paleoscristiane rurali più antiche del nord Italia) e nel contempo il fondamento cristiano della nostra cultura popolare, quella dei paesi, delle Pievi, delle Rogazioni, delle feste, delle tradizioni, della devozione ai Santi e della religiosità popolare che da sempre è fondamento dei valori portanti della vita rurale dei nostri monti e delle nostre vallate. Il Leone di S.Marco è presente altrove in Carnia ad esempio nello stemma del Comune di Arta Terme. La fascia al centro reca la scritta "Julia Carnica", ascendente romana del Carnorum Regio. La bandiera nel suo complesso è un richiamo all'ideale dell'autonomia della Carnia.